Il 22 Novembre Unioncamere ha presentato i risultati di un sondaggio condotto nel mese di ottobre su un campione rappresentativo della popolazione italiana. Quanto emerso è una situazione piuttosto chiara: 8 italiani su 10 vogliono essere informati sulla provenienza del pesce che arriva sulle loro tavole. Il pesce infatti è un elemento cardine nella dieta mediterranea e, proprio per questo motivo, molti sono disposti a pagare qualcosa in più per poter gustare prodotti di migliore qualità. Ciò include il fatto che il pesce venga pescato e allevato in un ambiente sicuro e che rispetti tutti i canoni di salvaguardia della specie. 

Giuseppe Tripoli, segretario generale di Unioncamere, ha affermato che per il sistema economico  attuale è fondamentale che si instauri un clima di fiducia tra chi produce e chi consuma: la competitività delle imprese si gioca anche su questi fattori di distinzione per incontrare la grande domanda di pesce di qualità.

Proprio quest’anno il consumo procapite di pesce per la prima volta ha superato i 20 kg all’anno; con esso anche l’allevamento di pesci, molluschi e crostacei a fini alimentari ha superato i livelli della pesca tradizionale: lo scenario che si prospetta nel futuro secondo la Fao è che entro il 2030 l’acquacoltura raggiungerà i due terzi della produzione. 

Gli italiani consumano pesce almeno una volta la settimana, ma una buona parte di essi anche due volte a settimane. Solo una minoranza lo mangia in quantità minori e ancora meno sono coloro che non lo consumano quasi mai. L’esigenza di trovare pesce di qualità va elaborata per soddisfare quel 67% di italiani che preferisce acquistarlo fresco: per la maggior parte in pescheria, ma anche al supermercato o al mercato rionale, ma ancora troviamo chi lo acquista direttamente dal pescatore.