Una nuova direttiva dell’Unione Europea crea una nuova forma di business per incoraggiare una pesca sostenibile e ripulire le nostre coste.

Nella settimana dello Slow Food, quando tutti i riflettori del mondo della pesca sono puntati su un nuovo modello di pesca sostenibile, ecco l’idea: pagare i pescatori per pescare i rifiuti scaricati in mare.
La direttiva arriva direttamente da Maria Damanaki, un alto funzionario dell’Unione Europea, e sarà applicata in forma sperimentale questo mese nelle coste del mar mediterraneo.

Per quanto di primo acchito possa sembrare una proposta originale, in realtà la direttiva serve a risolvere due importanti problemi:

  • permette di ridurre gli accumuli di rifiuti che minacciano l’esistenza di alcune specie di pesci;
  • offre nuove opportunità di business per i pescatori, che a causa delle nuove norme, per proteggere le risorse ittiche europee si ritrovano con le mani legate.

I pescatori saranno forniti di particolari reti, create in modo da raccogliere tutti quei detriti di plastica che limitano la vita marina.
Il nuovo “pescato”, sarà poi inviato direttamente alle aziende che lo potranno riutilizzare e riadattare a seconda delle loro esigenze.

Per il momento i “pescarifiuti” riceveranno sovvenzioni dall’Unione Europea, ma probabilmente a breve saranno autosufficienti, trasformando il riciclaggio in un vero e proprio business, creando così nuove figure professionali.
Un progetto simile, realizzato nel periodo 2002-2004 nella zona del Mare del Nord, riuscì a recuperare oltre 20.000 tonnellate di rifiuti marini all’anno, tanto da portare alcuni pescatori ad occuparsi solo di rifiuti, anche se su base volontaria.

Per quanto rappresenti solo una goccia nell’acqua sicuramente l’iniziativa è ammirevole e se applicata in maniera sistematica sulle coste di tutta Europa potrebbe anche essere un aiuto concreto verso il nostro pianeta.

Foto presa da politicambiente.it