L’antenato dei vertebrati dotati di mandibola è un pesce bifronte vissuto 415 milioni di anni fa e chiamato dagli studiosi Janusiscus, come il dio romano a due facce Giano. Secondo quanto pubblicato da Nature, infatti, l’antenato di uomini e squali è stato descritto da un gruppo di ricercatori coordinati da Martin Brazeau, dell’Imperial College London, e da Sam Giles, dell’università di Oxford.

Il fossile era stato scoperto in Siberia nel 1972 ed è attualmente conservato in Estonia. Ma solo ora, grazie a moderne tecniche mediche, è stato possibile risalire e tutti i segreti che custodisce, facendo luce su un anello della catena evolutiva finora rimasto oscuro. Secondo gli studiosi, infatti, il fossile “ci offre uno sguardo intrigante ‘dell’era dei pesci’, quando gruppi di vertebrati cominciarono a decollare in senso evolutivo”.

Il pesce Giano ha un mix di caratteristiche che oggi sono presenti nei pesci cartilaginei (come gli squali e le razze) e strutture simili ai pesci ossei (di cui fanno parte tonni e merluzzi). “Cruciale per svelare la vera identità del fossile – dice Giles – è stata la tomografia computerizzata che ha ‘tagliato’ e scomposto virtualmente la scatola cranica del pesce preistorico.”

Grazie a questa tecnica è stato possibile anche costruire un modello virtuale in 3D del fossile, che ha consentito agli studiosi di esaminare nei dettagli le sue caratteristiche interne ed esterne. La precisione di questa innovativa metodologia ha permesso di confrontare addirittura le tracce lasciate dalla reti di vasi sanguigni e nervi, del diametro inferiore a un centesimo di centimetro, con reti analoghe nei vertebrati con mandibola, compresi squali e pesci ossei.