vino paguro

Se si pensa al vino che invecchia, la prima cosa che viene in mente sono le botti in legno o le bottiglie che riposano dentro alle cantine, protetto dalla luce e ad una temperatura costante che consente la corretta maturazione. Eppure c’è chi è riuscito a far invecchiare il vino in un posto ben diverso, ottenendo ottimi risultati: il mare.

I titolari della Tenuta del Paguro, in Romagna, hanno deciso di sfruttare il relitto di una piattaforma metanifera affondata nel settembre del 1965 e poi diventata, trent’anni dopo, un’oasi naturalistica sottomarina di specie protette. Proprio qui, a trenta metri di profondità e a una temperatura costante di 13 gradi centigradi, sono state fatte maturare esclusivissime bottiglie di Merlot, Cabernet, Sangiovese e Albana che sono stati venduti tramite asta on line in tutto il mondo.

L’idea è nata nel 2010, e nel giro di questi anni il procedimento è stato brevettato e messo a punto allo scopo di produrre vino di ottima qualità che è rimasto in fondo al mare dai sei a 12 mesi. In questo periodo si è arrivati a produrre 2mila bottiglie dei quattro vini più rappresentativi della Romagna, che sono stati battezzati con i nomi dei crostacei che abitano i 200 metri di diametro dell’oasi naturalistica nel relitto del Paguro, in cui il vino è stato fatto invecchiare. Sono nati così l’astice Merlot, lo scampo Cabernet, il paguro Sangiovese e la canocchia Albana.

Le bottiglie sono state calate sul fondale all’interno di grandi ceste d’acciaio, dove il moto dell’acqua le culla dolcemente riproducendo il remuage del metodo champenoise utilizzato per la produzione dello spumante.

Il relitto del Paguro, quindi, si è arricchito di quattro nuove specie da proteggere, oltre a quelle dei moltissimi pesci che la abitano!

(Photocredits www.romagnanoi.it)