pesce

Che la crisi abbia colpito anche le tavole dei consumatori è cosa nota, ma ora un’indagine della Coldiretti conferma che nel 2013 sono calati drasticamente i consumi di pesce in Italia. Il crollo arriva addirittura a segnare un -20% rispetto al 2012, con riduzioni del 20% per le alici, del 19% per le spigole, del 17% per i calamari, del 15% per le cozze e del 12% per i naselli.

L’analisi di Coldiretti Impresa-Pesca si basa su dati Ismea mete in evidenza un trend che coinvolge sia il pesce fresco sia quello surgelato, anche se in quest’ultimo caso la diminuzione è di “solo” l’8%.

Gli unici dati positivi rilevati dalla ricerca sono quelli che riguardano due prodotti singoli, cioè la trota e il baccalà, che hanno registrato un consumo in aumento del 16 per cento nel periodo considerato dalla ricerca.

Secondo la ricerca di Coldiretti “la crisi fa scendere i consumi di pesce degli italiani al di sotto dei limiti di guardia su valori stimati sotto i 20 chili a testa all’anno, nettamente inferiori a quelli degli altri partner comunitari con sbocchi sul mare come il Portogallo (oltre 60 chili di consumo pro capite annuo), la Spagna (49 chili a persona all’anno ) e la Francia (oltre 33 chili a persona all’anno).”

Per la Coldiretti, quindi, è necessario avviare azioni volte a “valorizzare il pesce pescato e allevato nel nostro Paese mediante la creazione di una filiera ittica tutta italiana che tuteli la qualità e l’identità nazionale del prodotto”, affinché questo trend possa presto invertire la rotta.