Vi proponiamo un quesito che da tempo divide l’opinione statunitense, ma non solo: nel sushi va aggiunta la salsa di soia? In quali quantità?

Il quesito non è banale come sembra, anzi ha diviso l’opinione pubblica in due scuole di pensiero: da una parte abbiamo chi alla salsa di soia nel sushi non rinuncerebbe mai, dall’altra invece ci sono i puristi che invece la sconsigliano assolutamente.

Vediamo le ragioni degli uni e degli altri.

Iniziamo dai puristi.
Rientrano in questa categoria soprattutto gli chef che dopo aver messo tanta cura nella scelta nelle materie prime e soprattutto del pesce, vedono i loro sforzi diventare vani sotto una colata di salsa di soia ed una montagna di wasabi.

I grandi cuochi di sushi infatti si svegliano all’alba per andare al mercato del pesce ed accaparrarsi il pescato migliore, molti di loro instaurano un vero e proprio rapporto di fiducia con il pescivendolo, tanto che ognuno ha il suo personale.
Vi è poi la cura nel taglio e nella lavorazione del pesce, la preparazione del sushi richiede una dedizione ed una valenza quasi religiosa, quindi intingere il tutto nella salsa di soia sarebbe una forma di inciviltà ed una mancanza d rispetto.

La scuola pro salsa di soia si difende dicendo che intingendo il sushi nell’amato condimento non si modifica il sapore del pesce, che resta intatto in tutta la sua freschezza, in quanto il riso assorbe la salsa, traendone beneficio in sapore.
Nessuna offesa al cuoco quindi ma solo un modo per arricchire il sapore del riso, senza contare che wasabi e salsa di soia sono previsti nella ricetta tradizionale.
I ristoratori nel dubbio servono il sushi nella versione più pura, affiancando wasabi e salsa di soia a parte, di modo che ognuno abbia la facoltà di condirlo come meglio preferisce.

Voi che ne pensate?