Sono stati resi noti negli ultimi giorni i risultati del terzo aggiornamento annuale dell’Indice di salute degli oceani, che per la prima volta si allarga e prende in considerazione anche l’Antartide e 15 regioni oceaniche in alto mare ritenute tutte “zone critiche” per il clima e la biodiversità. Queste zone, infatti, finora non erano mai state incluse nella relazione annuale per mancanza di dati sufficienti alla valutazione.

I ricercatori californiani del National Center for Ecological Analysis and Synthesis (NCEAS) dell’Università di Santa Barbara e il Conservation International (CI), infatti, sono arrivati alla conclusione che i nostri mari stanno sufficientemente bene, con Antartide e regioni degli Oceani Meridionali che svettano per biodiversità, clima salubre e produzione alimentare. Secondo la relazione gli oceani più in salute sono l’Oceano Indiano occidentale e l’Oceano Atlantico centro-orientale, mentre il fanalino di coda è l’oceano Pacifico nordoccidentale.

“Durante i nostri primi due anni – dicono i ricercatori – siamo stati in grado di mostrare la salute degli oceani nel raggio di 200 miglia nautiche dalla costa. Il riempimento del resto del ‘puzzle mondiale’ con l’Antartide e le zone in alto mare, completano ora il quadro ed è un passo importante verso una migliore comprensione dello stato dei nostri oceani”.