Le leggende sul mondo marino portano a galla sentimenti e retaggi innati negli esseri umani. Abbiamo quindi deciso di proporvi la favola Araba “I tre Pesci”.

Il racconto parla di 3 pesci che vivevano nello stesso stagno: uno intelligente, uno nella media ed uno ottuso. Un giorno le loro vite vennero messe in pericolo dall’arrivo di un pescatore. Il pesce intelligente capì subito la situazione in cui erano, ricordandosi di alcune storie che aveva sentito raccontare da pesci più vecchi di lui.

Decise così di attuare uno stratagemma per aver salva la vita, “Dato che ci sono pochi posti dove nascondersi in questo stagno – pensò fra sé e sé – per non farmi catturare smetterò di respirare e farò finta di essere morto“. Deciso il piano il pesce saltò fuori dall’acqua finse di essere morto e venne immediatamente ributtato nello stagno dal pescatore, che non gradiva l’idea di mangiare una preda già morta.

Il secondo pesce, che non era sveglio come il primo si fece spiegare il trucchetto e provò a replicarlo, ma quando balzo fuori dall’acqua si dimenticò di trattenere il respiro ed il pescatore vedendo che questo era ancora vivo lo raccolse e lo mise nel secchio.

Distratto dai suoi pensieri, l’uomo però si dimenticò di chiudere il secchio e il pesce appena catturato riuscì faticosamente a scivolare fuori ed a riguadagnare lo stagno a piccoli salti.

Il terzo animaletto che di sale in zucca non ne aveva, cerco di farsi spiegare dagli altri due cosa doveva fare così raccolte tutte le sue forze spicco una balzo davvero lungo fuori ed atterrò proprio accanto al pescatore.

L’uomo stizzito per aver perso già due pesci, lo infilo subito nel secchio senza preoccuparsi di verificare se respirava o no e raccolse la sua rete e se ne andò.

Quando poi aprì il contenitore per controllare la sua preda, si accorse che non respirava e nuovamente stizzito lo diede al suo gatto.

Qual è secondo voi la morale di questa favola?