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Può sembrare quasi impossibile, ma l’acqua di mare potrebbe arrivare presto nelle nostre cucine e aiutarci nella preparazione dei nostri piatti preferiti.

Un’usanza che avrebbe origine lontane nel tempo: proviene probabilmente dalla tradizione della cucina iberica e dai paesi dell’emisfero australe. Inizialmente utilizzata nella cucina popolare in quanto risorsa naturale disponibile in vaste quantità, recentemente è stata riabilitata da alcuni chef di fama internazionale per le sue proprietà; il cloruro di sodio, infatti, nel più comune sale da tavola rappresenta il 96% del composto mentre nel sale presente nell’acqua di mare commercializzata solo l’86%.

Anche uno chef del calibro di Ferràn Adrià, utilizza per alcuni dei suoi piatti questo elemento naturale: la sua idea di cucina a chilometro zero l’ha portato a rivalutare questo “ingrediente”. È comunque ancora acceso il dibattito su questo tipo di pratica in cucina, sia per quel che riguarda la salubrità del prodotto che più strettamente dal punto di vista alimentare.

C’è chi ritiene la presenza di sodio nell’acqua molto alta per essere un valida alternativa ad una cucina tradizionale povera di sale. In cucina però, grazie alla sua purezza e naturalezza, le applicazioni sono già molte, e raccolgono consensi in diverse pratiche gastronomiche: dalla cottura del pesce alla preparazione della pizza gli esperimenti di successo sono molti. Nel nostro Paese è l’applicazione dell’acqua di mare gastronomica per la preparazione della pizza l’esempio più riuscito: il Maestro pizzaiolo di Eccellenze Campane, Guglielmo Vuolo ha recentemente brevettato questa ricetta.

L’acqua attualmente utilizzata non proviene dalle nostre coste ma viene prelevata in zone del mare adatte a garantire un prodotto microbiologicamente puro.

(Photocredit: nexusedizioni)