Quest’ anno gli attacchi mortali da parte degli squali sono stati il doppio rispetto a due anni fa. Lo affermano i risultati emersi dalla ricerca “International Shark Attack File” condotta dall’ Università della Florida.

Il problema si sarebbe aggravato sensibilmente negli ultimi anni a causa dell’ aumento del turismo di massa e del riscaldamento globale. Solo negli ultimi dieci mesi sono state registrate 5 aggressioni mortali nelle zone dell’ Australia occidentale.

Proprio l’ Australia è il paese che ha visto più spesso il susseguirsi di tragedie causate dagli squali nelle proprie acque, ed è qui che si sta valutando l’ ipotesi di incrementare la pesca in alcune aree al fine di diminuire il numero di morti tra surfisti e bagnanti. A riguardo vi sono opinioni contrastanti. C’ è chi sostiene che l’ incremento del numero degli attacchi derivi unicamente dal turismo e che perciò non si debba abolire alcuna legge che vieti la pesca: il numero di squali pericolosi è rimasto molto ridotto, inoltre gli squali migrano e non è possibile eliminarne solo in determinate zone. Questi pensano piuttosto che questa legislazione riguardo la pesca allo squalo debba essere resa più rigida e uniforme a livello mondiale.

C’ è chi, al contrario,  non ritiene che sia giusto generalizzare la legge, che andrebbe invece adattata ad ogni mare con i rischi che presenta. In ogni caso, sono tutti d’ accordo sul fatto che lo squalo sia una specie che va protetta, limitandone la pesca e in alcuni casi vietandola. Nell’ ultimo secolo si sono ridotti notevolmente di numero, anche a causa del ciclo biologico molto lungo, della tarda maturità sessuale e del numero ridotto di uova che riescono a produrre. In alcune aree anche una pesca in quantità limitate può comprometterne la sopravvivenza: si dovrebbe perciò valutare a livello locale quali siano le aree da evitare e quali siano i punti di riproduzione.